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Vitamina C contro i malanni di stagione: quanto c’è di vero?

by Marica Anzalone on Giugno 7, 2019 No commenti

La vitamina C è la vitamina più nota e quella di cui più spesso si sente parlare (anche se è probabile che negli ultimi periodi si stia contendendo il primato con la vitamina D!). Il termine Vitamina C fa riferimento a diversi composti chimici, tutti riconducibili all’attività fisiologica dell’acido ascorbico. È una vitamina naturalmente sintetizzata dalla maggior parte dei mammiferi, eccetto l’uomo poiché non possiede l’enzima terminale della via biosintetica (gulonolattone ossidasi) e per il quale rappresenta dunque, un nutriente essenziale. È diffusa principalmente negli alimenti di origine vegetale, in particolare la Prugna Kakadu è il frutto con il più alto contenuto di vitamina C (1000 – 5000 mg/100 gr) al mondo; seguito dalla “Ciliegia delle indie occidentali” (1300 – 1700 mg/100gr); dalla Rosa Canina (426 mg/100 gr); Peperoncini piccanti (229 mg/100gr); Peperoni crudi (151 mg/100 gr); Broccoli (110 mg/100gr), Rughetta (110mg/100gr); Kiwi (85 mg/100gr), Arancio (50 mg/100gr). L’assorbimento avviene nell’intestino tenue, attraverso un meccanismo di trasporto sodio – dipendente; la capacità di assorbimento intestinale è influenzata dalle dosi di vitamina assunte: è particolarmente efficiente a basse dosi e tende a ridursi all’aumentare delle quantità. È accumulata nei tessuti in concentrazioni millimolari, in particolare nell’ipofisi, surrene e cristallino; mentre la quota non depositata è escreta con le urine.

Prugna “Kakadu” È un piccolo frutto australiano che cresce sugli alberi, è lungo approssimativamente 2 centimetri ed ha un unico nocciolo nel centro. Ha un sapore aspro, pungente e leggermente amarognolo, a metà strada tra il limone e la mela cotta. Può esser consumato fresco oppure in confetture, salse, conserve o in polvere È stato utilizzato dagli indigeni australiani per centinaia di anni a scopo alimentare e curativo, in particolare come: antisettico, balsamo lenitivo e per il trattamento dell’influenza, raffreddore e mal di testa.

La
vitamina C nell’organismo umano svolge diverse importanti funzioni, è infatti
coinvolta nella:

  • Biosintesi del collagene, della carnitina, della noradrenalina;
  • Metabolismo della tirosina;
  • Maturazione degli ormoni peptidici;
  • Assorbimento del ferro (favorendone la conversione in una forma più biodisponibile);
  • Biosintesi dell’ossido nitrico (un potente vasodilatatore);
  • Rigenerazione della vitamina E (dalla forma radicalica).

La scoperta della vitamina C è avvenuta in maniera del tutto casuale, in seguito alla ricerca di trattamenti per la cura dello scorbuto, ovvero una patologia con sintomi a carico di ossa, cartilagini e tessuto connettivo. La patologia, oggi quasi totalmente inesistente, era tipica dei marinai che per lunghi periodi non consumavano vegetali freschi e portava al decesso, se non adeguatamente trattata. James Lind fu il primo, nel 1753, ad evidenziare una correlazione tra l’assunzione di agrumi e la prevenzione dello scorbuto; ma solo nel 1932 la vitamina C venne isolata e fu riconosciuto il nesso causale tra la carenza di vitamina C e l’insorgenza dello scorbuto. Oggi la carenza di vitamina C è piuttosto rara, sono state osservate solo carenze marginali tra i fumatori (il cui fabbisogno di vitamina C è triplicato), soggetti a basso reddito, soggetti obesi e diabetici. Eccetto questi pochi casi, in generale, un’alimentazione varia e che prevede un adeguato apporto di verdura e frutta (almeno 5 porzioni al giorno) è sufficiente a coprire il fabbisogno medio di vitamina C (tabella 1).

Tabella 1

Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana: Vitamina C

  Età PRI (mg/die)
Lattanti 6 – 12 mesi 35
Bambini – Adolescenti 1 – 3 anni 35
  4 – 6 anni 45
  7 – 10 anni 60
Maschi 11 – 14 anni 90
  15 – 17 anni 105
Femmine 11 – 14 anni 80
  15 – 17 anni 85
Adulti    
Maschi 18 – 29 anni 105
  30 – 59 anni 105
  60 – 74 anni 105
  ≥ 75 anni 105
Femmine 18 – 19 anni 85
  30 – 59 anni 85
  60 – 74 anni 85
  ≥ 75 anni 85
Gravidanza   100
Allattamento   130

PRI = Assunzione raccomandata per la popolazione

Fonte: Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia, 2014

Ma ora veniamo al nocciolo della questione: cosa c’entra la vitamina C con i malanni di stagione?

Anzitutto è bene precisare che con l’espressione “malanni di stagione” non si fa riferimento ad una condizione clinica precisa, piuttosto ad un concetto culturale. Nello specifico, è associato alla combinazione di differenti quadri sintomatologici, che includono: ostruzioni e secrezioni nasali, mal di gola, tosse, malessere generale, con o senza febbre. Rappresenta la principale causa di morbilità acuta e assenteismo da scuola e lavoro nei paesi sviluppati, e il suo peso economico è addirittura paragonabile a quello dell’ipertensione arteriosa e dell’ictus (Fendrick 2003). La causa è generalmente riconducibile ad un’infezione di natura virale (il rinovirus è il più comune); ma talvolta l’eziologia è indefinita e può essere necessario ricorrere ad indagini più approfondite.

I primi studi clinici per indagare il ruolo della vitamina C contro i malanni di stagione risalgono agli inizi degli anni ’40, prima di allora, la vitamina C era concepita esclusivamente come mezzo di prevenzione/trattamento dello scorbuto. La necessità di indagare questo nuovo potenziale ruolo nacque dalla costatazione che la sua carenza si associa al rischio di sviluppare la polmonite; ciò ha lasciato immediatamente intuire che tale vitamina potesse rivestire un ruolo considerevole come supporto del sistema immunitario. Le metanalisi di questi primissimi studi, confermarono il ruolo protettivo della vitamina C nei confronti dei malanni stagionali, ma è possibile che questi risultati dipendessero più da una preesistente carenza, che da una reale efficacia del supporto integrativo. Una svolta significativa è avvenuta intorno agli anni ’70, in seguito alla pubblicazione del libro “Vitamin C and the common cold”, l’autore Linus Pauling, vincitore di ben due premi Nobel (per la chimica e per la pace) era convinto che la somministrazione di alte dosi di vitamina C potesse debellare totalmente questi fastidiosi disturbi stagionali. La sua teoria trovò fondamento principalmente nelle ricerche di Ritzel (1961), il quale dimostrò che la somministrazione di 1 grammo di vitamina C al giorno potesse ridurre significativamente l’incidenza e la durata di questi disturbi nei bambini che praticavano scii tra le Alpi Svizzere. Peccato che Pauling avesse totalmente trascurato il fatto che un campione di bambini, per di più praticanti uno sport estremo, *non* poteva considerarsi rappresentativo della popolazione generale!

Nonostante
tali evidenti limitazioni, il libro di Pauling ebbe successo a tal punto, che
la gente cominciò ad autosomministrarsi quantità smisurate di vitamina C, e la
vendita degli integratori divenne un vero e proprio business. Negli anni
successivi i ricercatori hanno dato seguito al lavoro di Pauling, con risultati
però sempre più lontani dalle sue teorie. Fino al 2016, anno in cui è stata
pubblicata la più significativa revisione sistematica di tutti gli studi pubblicati
dagli anni ’70 ad oggi. Questa revisione ha analizzato ben 46 studi, con un
totale di 11941 persone, che hanno ricevuto una quantità minima di vitamina C
pari a 0,2 gr/die. Gli studi inclusi valutavano l’efficacia della vitamina C in
relazione a:

  • Riduzione
    dell’incidenza dei malanni di stagione;
  • Durata
    del disturbo;
  • Riduzione
    dei giorni di assenteismo da lavoro/scuola.

Tali valutazioni sono state condotte sia sulla popolazione generale, che su soggetti praticanti attività “estreme” (maratoneti, sciatori, militari).

Dall’analisi
dei suddetti studi è emerso che:

Riduzione
dell’incidenza dei malanni di stagione

  1. La regolare somministrazione di vitamina C alle dosi di almeno 1 gr/die (per tutto l’anno), non consegue una riduzione della probabilità di ammalarsi nella popolazione generale;
  2. La regolare somministrazione di vitamina C alle dosi di almeno 1 gr/die (per tutto l’anno), dimezza la probabilità di ammalarsi nei soggetti che praticano attività estreme.

Durata
del disturbo

  1. La regolare somministrazione di vitamina C alle dosi di almeno 1 gr/die (per tutto l’anno), riduce la durata del disturbo dell’8% nella popolazione adulta (ciò equivale grossomodo a 13 ore in meno di sofferenza);
  2. La regolare somministrazione di vitamina C alle dosi di almeno 1 gr/die (per tutto l’anno), riduce la durata del disturbo dell’18% nella popolazione pediatrica (ciò equivale ad una giornata in meno di sofferenza);
  3. La somministrazione terapeutica di 8 gr/die (da avviare alla comparsa dei sintomi), riduce la durata del disturbo del 19% (Figura in basso).

Somministrazione terapeutica di vitamina C

Anderson nel 1974 dimostrò che un dosaggio giornaliero di 8 gr, a scopo terapeutico, aveva un’efficacia superiore rispetto alla somministrazione di 4 gr di vitamina C. L’anno successivo, Karlowski dimostrò la superiorità di 6 gr rispetto a 3 gr. Entrambi gli studi permettono di concludere che, ai fini terapeutici, è necessaria una dose minima di 8 gr/die.

Fonte: Hemilä H, Chalker E. Vitamin C for preventing and treating the common cold (Review). Cochrane Database of Systematic Reviews, 2017

Riduzione dei giorni di assenteismo da lavoro/scuola

La regolare somministrazione di vitamina C alle dosi di almeno 1 gr/die (per tutto l’anno), consegue una riduzione dell’assenteismo del 14% (corrispondenti a quasi una giornata).

Conclusione

In
definitiva, dall’analisi dei suddetti dati, è possibile concludere che il
consiglio di integrare la vitamina C a scopo preventivo *non* è supportato da
evidenze scientifiche per quanto riguarda la popolazione generale (salvo casi
di carenza *accertata*, comunque piuttosto rari); lo è parzialmente per i
soggetti praticanti attività estreme, ma è doveroso precisare che questi dati
fanno riferimento ad attività estreme condotte *nel breve periodo*, sul lungo
termine è possibile che si istaurino fenomeni adattativi tali da annullare gli
effetti protettivi. Per quanto riguarda gli effetti dell’integrazione sulla
durata del disturbo, la valutazione è personale: Ritenete utile integrare la vitamina C, per tutti i giorni dell’anno,
per ridurre di 13 ore un disturbo che vi affligge 1, forse 2, volte l’anno?

Per
la somministrazione terapeutica invece (8 gr) è opportuno valutare il singolo
caso: – “Quante volte l’anno ti ammali?” “Quanto
ti debilita?” “Quanto compromette la tua attività lavorativa?”-  
Questa valutazione può ritenersi sensata
in considerazione degli effetti protettivi dimostrati, dei bassi costi e della
sicurezza della vitamina C sotto forma di integratori.

Va infine precisato che per quanto concerne gli effetti deleteri di un sovradoggio di vitamina C, vi sono al momento risultati contrastanti, tali da non poter ancora delineare un valore massimo tollerabile.

Fonti:

  • Livelli di Assunzione di Riferimento di
    Nutrienti ed energia, 2014
  • Hemilä
    H, Chalker E. Vitamin C for preventing
    and treating the common cold (Review). Cochrane Database of Systematic Reviews,
    2017
  • Douglas RM, Hemila H, D’Souza R, Chalker EB, Treacy
    B. Vitamin c for preventing and treating the common cold. The Cochrane Database of Systematic Reviews,
    2004
  • Harri Hemila, MD PhD. Vitamin C Supplementation and
    Respiratory Infections: a Systematic Review. Military medicine, 2004
  • Izabela Konczak, Fabien Maillot, Abdullah Dalar.
    Phytochemical divergence in 45 accessions of Terminalia ferdinandiana (Kakadu
    plum). Elsevier, 2013

 

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